sabato 16 febbraio 2013

Come il Gucci Museo mi ha incastrato


Firenze. Prima di partire pensavo che vi avrei parlato della  mini-mostra agli Uffizi sulle acqueforti di Morandi e Rembrandt ma avendo scoperto che c’era un’esposizione di alcune opere di Cindy Sherman al Gucci Museo in piazza della Signoria ho optato per questa.
Questo spiega il titolo di questo post dato che mai avrei pensato di entrare al Museo Gucci altrimenti. Così mi sono trovata a pagare un biglietto da 6 euro e a vagare per il museo di una casa di moda, di cui inizialmente mi interessava molto poco. Dunque voglio scrivere un paio di considerazioni: 1 su come è strutturato il Gucci Museo; 2 sulle tre sale dedicate a “Early Works” di Cindy Sherman.

1.       Il museo, sebbene molto piccolo, è assolutamente da modello. Il piano terra è suddiviso in tre zone: l’ingresso al museo, il bookshop e il la caffetteria con annessa sala lettura. Questo permette di fare del museo un luogo di socializzazione e unione non che di conoscenza grazie ai libri e i giornali che si possono consultare in sala lettura sorseggiando una tazza di tè con qualche biscottino (perfetto quando fuori tira un vento gelido). Inoltre per quanto riguarda il museo in sé ho trovato molto intelligente l’idea di fornire a inizio percorso un dépliant di cartoncino rigido con una tasca interna dove infilare il materiale, fornito all’inizio di ogni sala, che spiega la sala stessa. In sintesi un museo ben curato come ci si potrebbe aspettare da un grande brand.


Vista da una finestra del Gucci Museo


2.       Ovviamente come ogni grande brand ha anche una grande strategia di marketing e per vedere 3 stanze dedicate alla Sherman mi hanno costretto a fare un percorso lungo l’evoluzione del marchio. L’esposizione si trovava al primo piano(il museo è strutturato su 3 piani). In una sala non troppo grande e color bianco intonaco, vi era la prima serie di foto del 1976 (ristampe del 2000) dal titolo “Bus Riders”, disposte in file verticali l’una a fianco all’altra fino a formare un quadrato, su una sola parete. “Bus Riders” è una serie creata reinterpretando le classiche tipologie di persone che si spostano con questo mezzo,  attraverso autoritratti dell’artista realizzati nel medesimo interno. Nella seconda sala invece, molto più ampia e aperta sulla piazza, sempre su un solo lato, si trovavano,questa volta disposta in fila, la seconda serie “Murder Mystery”. In questa serie gli autoritratti raccontano una storia fatta di personaggi stereotipati ispirati ad un immaginario poliziesco. Infine l’ultima sala, dove veniva proposto un video del 1975 dal titolo “doll Clothes”, il cui soggetto è una piccola Cindy Sherman di carta in intimo intrappolata in un libro le cui pagine sono fatte da buste di plastica contenenti vestiti, dove l’artista-bambola è riposta e fra cui sceglie gli abiti da indossare. Compare poi una mano gigante che l’afferra e la mette nella custodia di plastica e che è emblema della società e delle sue costrizioni verso la donna.

Ovviamente l’esposizione era piccola, ma nonostante questo l’ho molto apprezzata, anche perché bisogna ammettere, il connubio arte&moda non può che portare benefici a entrambi i settori(soprattutto all’arte).. in un momento di crisi in cui chi meglio di grosse aziende private come le aziende che operano nel settore della moda possono impegnare denaro per mostre di famosi artisti contemporanei?
Allora largo al Gucci Museo, al Museo Ferragamo, alla Fondazione Prada, alla Fondazione Trussardi..etc!
A.A.
La mostra è aperta fino al 9 giugno 2013. Firenze, piazza della Signoria, Gucci Museo: “Early Works” Cindy Sherman.

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