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sabato 9 marzo 2013

Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti



Giovedì sera ci siamo recati a vedere la mostra a palazzo reale dal suddetto titolo che ha inaugurato il 21 febbraio e chiuderà l'8 settembre. 
Dunque nonostante avessimo tutto il tempo del mondo, abbiamo deciso di andarci il prima possibile nella speranza di non trovare una marea di gente. La mostra è prodotta dall’ Arthemisia group, i medesimi organizzatori della mostra di Mirò poesia e luce a palazzo ducale a Genova che abbiamo citato nell’articolo sulla nostra top 10 delle migliori mostre viste l’anno scorso.  Le loro produzioni hanno un lato molto positivo, ovvero: c’è sempre l’audioguida inclusa nel prezzo del biglietto(ridotto studente 9,50€)! 
Nonostante sia una mostra che aspira a un gran numero di biglietti venduti, che sono certa ci saranno, la reputo di un livello superiore all’ ultimo successone-Picasso e, personalmente, l'ho anche preferita rispetto a quella di Mirò. Ovviamente la formula è sempre quella: prendere una collezione e spostarla (come avevano fatto anche per Mirò e come era stato fatto per Picasso a Palazzo Reale). Una pratica decisamente meno costosa in assicurazioni e viaggio e che si sposa bene con il trend delle mostre a basso prezzo  e a alto incasso (si fa per dire).

Sebbene prima di entrare ero molto scettica sulla quantità di opere di Modigliani che potevano essere presenti, la realtà mi ha piacevolmente sorpreso. D'altronde lo scetticismo a Palazzo Reale è d'obbligo dopo aver visto mostre come "Tiziano e la nascita del paesaggio moderno" dove di Tiziano ce ne erano due e pure irriconoscibili. Questa mostra invece dedicava una sala intera, più altre opere sparse, al nostro Amedeo, e un'altra molto ampia a Soutine.

La particolarità stimolante, per un pubblico più preparato artisticamente della media, è che è esposta la collezione di Jonas Netter,  una figura fondamentale senza il quale molti artisti non avrebbero avuto di che vivere e dipingere. Il percorso espositivo mette a confronto i capolavori acquistati nell’arco della sua vita da un uomo affascinato dall’arte e dalla pittura, che diventa un estimatore illuminato e un acuto riconoscitore di talenti.  Questo da' la possibilità al pubblico di conoscere figure nuove della Parigi di inizio '900 dove gravitava tutta l'avanguardia mondiale. Passeggiando fra questi artisti poco conosciuti come Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling e molti altri, riusciamo a immaginarci un contesto artistico che è molto più complesso di quello che ci fanno studiare a scuola: essi sono a tratti impressionisti, a tratti Cezanniani, hanno un po' di Fauvisme e  un po' di Lautrec.. Quelle che erano state le conquiste pittoriche degli anni appena precedenti  si fondono alle tendenze contemporanee e alle personalità di questi artisti, immergendo lo spettatore nell'atmosfera della Montmartre di quel periodo.
Un'altra particolarità di questa esposizione è che molti degli artisti collezionati da J. Netter, sono ebrei. Le loro storie sono quindi sono un intreccio di dolore, fuga dai Pogrom e altre persecuzioni, uniti con la loro indole maledetta: Soutine era sudicio e perennemente ubriaco. (La seconda caratteristica traspare appieno nella sua produzione, sopratutto nel tratto nervoso e frenetico e nella distorsione della visione). 

Ho apprezzato molto anche l'allestimento che riprende i toni del cartellone pubblicitario in azzurro e viola: colori che ben si sposano alla tavolozza di Modigliani sopratutto, ma anche degli altri artisti, e che si sono rivelati un binomio piacevole per tutti il percorso della mostra. 

Vorrei dilungarmi di più ma poi non vorrei tediarvi. In sintesi una mostra soddisfacente per quasi tutti i tipi di pubblico, anche se non si può dire che vi erano molti quadri di grandissima importanza. Una mostra non impegnativa, accessibile a tutti, e ottima dal punto di vista didattico.

Che sia iniziato bene questo 2013?



domenica 3 febbraio 2013

Vedendo Guardi

                           Ho visto Guardi

Ieri sono riuscita ad andare alla personale di Guardi a Venezia, presso il Museo Correr (Piazza San Marco).
Il costo del biglietto è di 10€, ma essendo studente ho potuto godere dello sconto di ben 1€.
La mostra per me, piccola profana, è stata sicuramente interessante, anche se speravo in qualcosa di meglio (10€, ribadisco e non mi hanno fatto lasciare il cappotto zuppo nel guardaroba).

Si parte con le solite scritte sul muro che spiegano chi fosse Guardi e dove operò; è stato carino che in modo sintetico abbiano scritto i suoi spostamenti per l'Europa con vicino la data, perché così è più facile per chiunque (anche per una pellegrina come me) contestualizzare le sue opere nello spazio e nel tempo.

La mostra parte con i suoi esordi pittorici che trattano temi storici e religiosi; entrando già in questa prima sala ho notato che i pannelli a cui le opere sono appese hanno un colore diverso a seconda del tema trattato nei quadri (ordinati quindi in modo cronologico e tematico). Penso che questo sia apprezzabile, perché mi ha reso più semplice il percorso; nella prima sala i pannelli erano rossi (vorrei specificare la tonalità di rosso ma non ne son capace), poi grigio chiaro per identificare le stanze con i disegni preparatori; poi anche verde acqua per le prime vedute e così via.
Ho notato anche che le didascalie erano SOLO IN ITALIANO.
Perché? Perché non hanno fatto lo sforzo di tradurre quattro parole in croce per i turisti stranieri? Quattro parole che non sono a volte semplici neanche per un italiano ingenuamente sprovveduto, perché spesso i titoli si riferiscono a feste, celebrazioni religiose o civili tipiche veneziane che hanno nomi, appunto, tipicamente veneziani.
Ma tanto, è noto che Venezia non sia una meta da turismo di massa, perché tradurre in qualche altra lingua allora?!
Poi non ho capito perché non hanno messo alcuna data riguardo la produzione dell'opera nelle didascalie, è vero che in certe sale c'è una piccola introduzione alle opere contenutevisi, ma le date sono generali (forse io sono ignorante e non so che la produzione di Guardi è difficile da collocare precisamente nel tempo, ma sono scettica).
Inoltre l'illuminazione in alcune sale non mi ha reso semplice osservare bene le opere, troppo fioca e diretta "male", anche se sicuramente per validi motivi di conservazione.

Comunque, ho trovato carini i quadri in cui viene ritratta la vita di Venezia come il Parlatorio delle monache a San Zaccaria o il Ridotto di Palazzo Dandolo a San Mosé.




Interessanti anche i disegni preparatori, che sono relativi alle tematiche trattate nella sala precedente o successiva.
La linea qui è velocissima e sembra appena abbozzare le figure, soprattutto quelle umane che sono riconoscibili grazie all'uso dell'inchiostro bruno (è scritto nella didascalia, almeno questo), altrimenti sembrerebbero solo dei piccoli e frenetici "ghirigori".

Seguono poi delle sale in cui sono esposti vari capricci, che a me stancano dopo poco (adoro raffigurazione della Natura, ma questi mi paiono sempre un "divertissement").
Qui però ho notato che il cielo occupa a volte più di un terzo della tela e la cosa mi è piaciuta assai, perché la composizione così ha molto respiro e l'azzurro del cielo è sorprendente, soprattutto in relazione con la linea dell'orizzonte del mare, che è quasi sempre presente. Si nota anche in queste opere, secondo me, quanto Guardi fosse legato agli elementi naturali della laguna: il cielo, il mare e il lor dialogo.

Mi sono piaciute più di tutte, ovviamente, le ultime vedute che secondo me si differenziano molto dalla produzione precedente per il modo in cui viene vengono raffigurati l'acqua e il cielo che sembrano più materici e sempre più in interazione.



La mostra merita di essere vista, da la possibilità di vedere il giusto numero di opere (molte delle quali NON in Italia) per capire qualcosa di questo artista, la sua bravura e originalità (bellissima la riproduzione notturna di San Marco in Piazza San Marco verso la Basilica di notte, o ancora il sorprendente Miracolo del beato Gonzalo d'Amarante).
Mi sarebbe piaciuto vedere più opere appartenenti alla sua ultima produzione, di cui purtroppo non c'è molto e secondo me è la parte più interessante.
10€ sono tanti, ma che vogliamo, bisogna coprire i costi; è stato enfatizzato molto il fatto che molti quadri provengono dai più importanti musei internazionali...
Embèhhh?!? 
Che me frega da dove vengono? A me importano le opere e basta e che siano allestite in maniera furba; una veduta di Guardi rimane tale anche se ha fatto 2000 chilometri dal Thyssen-Bornemisza fino al Correr.

Beehhh, la mostra è prorogata fino al 17 di questo mese, se siete a Venesia andate muli, sicuramente non fa male.
Tenetevi forte che ne scriveremo ancora su Venezia perché mi ha regalato mooolte emozioni.

Buona serata, non uccidetevi anche se domani è lunedì.

A.A.


sabato 12 gennaio 2013

Gli esclusi

Perchè gli esclusi?
Dopo la pubblicazione della nostra classifica, mi sono venute in mente altre mostre che abbiamo visto durante quest'anno, perciò, perchè non parlarne?
Mi sento profondamente svampita per essermele dimenticate, ma questo conferma la brillantezza della nostra idea di fare un blog anche per ricordarci di quello che abbiamo visto e pensato. 
Quindi ecco un breve elenco di mostre che abbiamo visto e ci siamo dimenticate di scrivere e  che avrebbero assolutamente meritato una menzione: 

Prima fra tutti Marlene Dumas alla fondazione Stelline, Milano. 
Aperta nel marzo scorso e chiusa in giugno. Poche opere, scelte, ma di sicuro indicative della sua produzione e dei suoi anni Milanesi, non aggiungerla alla classifica è stato un errore assolutamente imperdonabile.

Poi senza ombra di dubbio la mostra di Achille Bonito Oliva sulla Transavanguardia a Palazzo Reale, Milano. Dimenticarsene è quasi un peccato mortale, lo so, chiedo umilmente venia. Per chi pensa che sia stato l'ultimo movimento italiano significativo e anche per chi pensa che la Transavanguardia sia stata una clamorosa svista della storia dell'arte, questa mostra ha segnato la primavera culturale Milanese.

E come dimenticarsi di Bill Viola a Villa Panza, Varese? Premetto che è vero, io non sono molto amante della videoarte e ho anche alcuni problemi a capirla talvolta, ma non posso non ammettere che è stato un evento unico e incredibile per la città di Varese e per un polo come Villa Panza, dove la collezione permanente ha fatto da cornice a questo grande artista.

E a confronto con la mostra di Picasso, c'era anche quella di Jurgen Teller di cui parlare! Fotografo contemporaneo, la cui esposizione acquistava rilievo poichè curata da Francesco Bonami. A questo proposito ho trovato un video di rai5, come sempre, molto interessante e che  consiglio caldamente a chi se la fosse persa!
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-99292f08-d212-4513-9f34-073381e11b2e.html

Nonostante avessimo detto di non voler parlare di mostre straniere,in questa rassegna sul 2012 non posso non fare presente la personale di Mona Hatoum alla Fondazione Joan Mirò di Barcellona che personalmente ho molto apprezzato.

Per concludere questa rassegna di mostre escluse dalla nostra classifica ma che per importanza dell'artista/della corrente/del curatore avrebbero dovuto esserci, voglio sottoporvi come spunto di riflessione la quantità gigantesca di mostre che vengono fatte in Italia. Questa enorme quantità risponde alle esigenze di una popolazione così assetata di cultura? Come è possibile che tutte queste mostre  guadagnino a sufficienza per coprire i loro costi di produzione se il 90% delle persone che conosco, ad esempio, non vede neanche una mostra all'anno? Sono le mostre a essere troppe  o è il pubblico a essere poco? 

Avevo aperto il blog volendo scrivere di quando andai a vedere McCurry a Genova e invece lo chiudo lasciandovi con un lungo articolo e molte domande a cui non mi so dare una risposta. Alla prossima!



mercoledì 9 gennaio 2013

La nostra personalissima Top 10

Ed ecco la taaanto attesa classifica delle mostre temporanee che abbiamo visto nell'ultimo anno. 
La classifica è stata fatta in base a quanto la mostra in sé ci piacque dal punto di vista:

  1. Contenuti ( che banalmente ma che con convinzione giudichiamo con un "mi piace, non mi piace" ).
  2. COSTO DEL BIGLIETTO ( retaggi genovesi ).
  3. Dell'allestimento ( adoriamo le intelligenti didascalie sotto ogni opera e luci che permettano di vedere decentemente ).
  4. Dei servizi [ guardaroba, servizi igienici ( da non sottovalutare, mai ), volantini gratuiti con una minima spiegazione e magari mappa dell'ambiente ].
  5. Cataloghi economicamente accessibili e sacrosante cartoline


Ebbene:

  1. Steve McCurry, Viaggio intorno all'uomo, Palazzo Ducale, Genova
  2. Robert Mapplethrope, Robert Mapplethrope, Fondazione FORMA, Milano
  3. Robert Capa, Robert Capa, Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, Verona. Che si picchia al terzo posto anche con Henri Cartier-Bresson, Immagini e parole, Fandango Palazzo Incontro, Roma
  4. Giorgio Morandi, Giorgio Morandi, Museo d'Arte Città di Lugano, Lugano
  5. Autori vari, Una finestra sul mondo, Museo d'Arte Città di Lugano, Lugano
  6. Anselm Kiefer, La mezzaluna fertile, Galleria Lia Rumma, Milano; anche qui a pari merito con la mostra Van Gogh e il viaggio di Gauguin, Palazzo Ducale, Genova
  7. Pablo Picasso, Picasso, Palazzo Reale, Milano
  8. Gianbattista Tiepolo, Dal vecchio e nuovo mondo, Villa Manin di Passariano, Codroipo ( UD )
  9. Joan Miro', Miro'! Poesia e luce, Palazzo Ducale, Genova
  10. Autori vari, Tiziano e la nascita del paesaggio moderno, Palazzo Reale, Milano



Steve McCurry, Viaggio intorno all'uomo
Fatto! Bisogna notare che effettivamente mooolte sono mostre-evento, a cui però cerchiamo di partecipare sempre con l'entusiasmo del turista della Domenica.
Certe mostre non hanno passato la selezione naturale per entrate nella nostra eccelsa top 10 [ come anche quelle viste all'estero, se le avessimo messe sarebbe risultato molto snob ( ma Lugano non è in Svizzera?! ) ], ma noi le ricorderemo comunque con amore. 
Speriamo tanto che il nuovo anno ci porti a sgambettare ( facendoci immancabilmente riprendere dal personale ) in tante e belle mostre da cui imparare e parlarne molto! ( Sì, metto il punto esclamativo, perché ci sentiamo giovani, Pasolini ).
Auguro ai nostri 25 lettori ( ahahah, forse due ) di andare, vedere, assorbire, riempirsi i 5 sensi di tutto ciò che l'Arte potrà comunicarci nel neonato 2013.



giovedì 3 gennaio 2013

Una finestra sul mondo


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Cominciamo?
Cominciamo!
Una finestra sul mondo non è un titolo poetico che potrebbe alludere a questo blog o al blog in generale, ma bensì una mostra molto particolare avente come tema la finestra nella storia dell'arte. Dove? a Lugano dal 16 settembre 2012 al 6 gennaio 2013, quindi se qualcuno è interessato a vederla, si affretti! (e detto così fino ad ora sembra un promo per questa mostra) Quindi, diamo a questo post un senso più narrativo..


Ieri mi sono finalmente decisa ad andare a visitare questa mostra che da molto tempo desideravo vedere. Giunta nella bella Lugano e parcheggiato nei pressi del Museo Cantonale D'Arte(dove avevo letto fosse la mostra) e mi sono recata al suddetto museo dove ho scoperto la particolarità di questa esposizione: unire due istituzioni del territorio (museo Cantonale D'Arte + Museo D'arte di Lugano con sede a Villa Malpensata).


Ovviamente l'esposizione iniziava cronologicamente con la parte di arte moderna a Villa Malpensata , dalla parte opposta del lungo lago, cosi mi armai di vitalità e mi recai li per vederla nel modo corretta .  Decisi di iniziare con l'arte contemporanea, ormai ero li e non sarebbe cambiato molto, mi dissi (o mi disse la pigrizia)(pigrizia beota dato che ci sarei dovuta andare poi comunque dall'altra parte della città).
Con molto sollievo scoprii  che l’esposizione non seguiva un ordine cronologico e che il mio piccolo misunderstanding  non comportò un danno irreparabile alla corretta fruizione. (Giusto per informazione il biglietto cumulativo delle due parti costa 17 euro, che non so quanto sia in chf  al momento poiché non so che cambio mi hanno applicato).

La mostra non segue una logica temporale come già detto ma è suddiviso in capitoli tematici: Un’aperta finestra - Alla finestra- Natura morta e finestra- Interno/esterno, vedute-  Nuove prospettive- Luce e ombre – Griglie- La finestra chiusa – Vedute interiori – Soggetto/Oggetto – Schermi.  I primi 5 si trovavano al museo D’Arte mentre i restanti al Museo Cantonale. 
Ammetto che questa divisione, sulla carta molto netta , nella realtà artistica la trovo difficile da discernersi, sopratutto quando parliamo di capitoli come vedute interiori e soggetto/oggetto ad esempio. 
Premetto che ho fatto il percorso senza audioguida quindi non posso giudicare la fruizione dei visitatori che l'hanno presa; posso parlare della mia e devo dire che è stata piuttosto disorganica. Mi spiego, non seguendo un percorso cronologico, lo spettatore si trovava catapultato un mondo fatto di fotografie, video, installazioni dove è molto facile perdere di vista il tema del capitolo in cui si è e trovarsi a chiedere "perchè questo paesaggio è qua?non era mostra sulle finestre?". E voi direte "se ti prendevi l'audioguida te lo spiegavano perchè" quindi ok è vero, ma l'allestimento di certo non aiuta. A mio modesto giudizio non è stato usato uno dei principali mediatori fra opera e pubblico: bastava cambiare il colore delle stanze invece di propinarci 20 sale di bianco col pavimento in parquet chiaro!è un attimo poi perdersi via e non capire più in che capitolo si è! sopratutto se i titoli di questi sono messi storti sulle porte. 
Ma parliamo dei quadri, che dire? Certo la presenza di grandi nomi rende la mostra una sorta di tempio dove i devoti vagano fra reliquie di ogni santo, e aumenta l’appagamento dopo la lunga strada percorsa. A mio parere un raduno di nomi incredibile.. Da Durer, a Matisse, Achille Funi, Macke, Pierre Bonnard, Claude Monet(si parla di un primo Monet degli anni’70), Balthus (di cui non avevo mai visto niente “dal vivo” e la cui pittura mi ha incantato), Giorgio De Chirico, Max Ernst (Ebbene si c’era proprio Oedipus Rex!), al signor Magritte il cui “La Clef des champs” è stato preso come una delle opere simbolo della mostra,  e poi Piet Mondrian, Delaunay, Richter, Rothko , Daniel Buren, Giulio Paolini, Duchamp, Felix Gonzalez Torres..
Ve li sottopongo come elenco perché rende bene l’idea della mitragliata di nomi famosi a cui il visitatore è sottoposto sebbene  di ognuno di loro era presente una sola opera, ad eccezione di Magritte di cui ve ne erano due , Paolini e Achille Funi. Una mostra con un’altissima componente simbolica dove anche lo spettatore che si è perso e non ci ha capito nulla del filo conduttore ne esce più ricco.
L'opera che ho preferito è stata "La Baccante" di Felix Trutat, che troneggia al centro della sala 4 del museo D'Arte. Quest'opera inserisce in questo lungo discorso sulla finestra quella componente voyeuristica che caratterizza (anche se solo accennata) il capitolo "Alla Finestra" e sui cui si potrebbero scrivere libri e libri e fare una e più mostre a sè. 
In ultimo spendo giusto due parole a parlare del catalogo, bello, fatto bene, ma ragazzi 38 chf.. chi lo compra se la mostra non gli è piaciuta da morire? Perchè non fate anche un libretto con solo le figure delle opere e la didascalia di un prezzo ragionevole di 10 € per chi non può permettersi il catalogo senior di ogni mostra che va a vedere(studenti) o per chi, come me, vuole portarsi a casa in tasca la mostra che ha visto? E lo so che costa fare due prodotti diversi, e lo so che l'innovazione costa, e lo so che non ci sono fondi ma già in molte mostre ci avete tolto anche le cartoline, ora mi volete dire che se non ho 30 euro, non posso fare le foto, mi restano solo gli scarni opuscoli gratis e la mia labile memoria? 
Tra l'altro vi suggerisco quando andate al Museo D'Arte di Lugano di dare un occhiata al bookshop poichè vendono a 5chf i cataloghi delle vecchie mostre passate: sono fatti bene e è un ottimo modo per accrescere la propria libreria e conoscere meglio artisti poco conosciuti anche se la mostra non l'avete vista perchè era del 2003 o del 2006.
Ormai ho scritto un poema e non mi dilungo troppo anche se i nostri lettori sono pari a 0. Avrei ancora molte cose da dire su questa mostra ma non avendo ancora formulato un pensiero concreto su quelle cose ve le risparmio. 

In totale darei un bell'otto come voto complessivo della mostra. 
Buon anno a tutti e alla prossima mostra, se ci sarà e se scriverò ancora!

A.

 http://www.mdam.ch/esposizioni/presentazione.cfm?IdEsposizioni=2230