Come avrete notato sono giusto un paio di mesi che non scriviamo niente, così oggi ho deciso di portare a termine il post riguardo la mostra di Doisneau allo Spazio Oberdan che avevo iniziato tempo fa!La mia visita risale ormai al lontano 8 marzo quando mi recai in zona Porta Venezia (più precisamente in piazza Oberdan).
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Prima di tutto bisogna dire che la mostra per gli appassionati di fotografia è utilissima a capire questa figura a tutto tondo e per capire anche il contesto parigino in cui visse e di cui fu attento testimone. Prima di andare ho sentito opinioni contrastanti tra chi diceva che fosse meravigliosa e chi un po' banale. Sicuramente se uno apprezza la sua opere fotografica non può non apprezzare questa mostra perchè di certo il materiale non manca!
Sono riproposte alcune delle fotografie più affascinanti e altre più inedite e meno di impatto.
Ho gradito molto il colore degli allestimenti (blu accesso e crema) che ben si sposava con il bianco e nero soft della fotografia. Le opere che mi hanno maggiormente sorpreso sono dei grandi collage come Les Halles, 1968. Les Halles di Parigi è ricostruito da una serie di 36 foto di notte dall'alto giustapposte, che lo ricreano nella sua interezza per l'osservatore. L'opera si presenta formata quindi da una griglia di altre foto. Alcune di queste però vengono sottratte dal fotografo e rimpiazzate con un'altra foto di un ingrandimento di un punto della foto esportata. Così da creare un sovrapposizione di punti di osservazione nello stesso osservatore che guarda: vicino e lontano.
Altra opera di grande impatto e, a mio avviso, cuore della mostra, sia per la simpatia che per la brillante idea e la stratificazione di significati che vi si possono leggere, è "Galerie Romi rue de Seine" 1968. Doisneau in questa serie, ponendo la macchina fotografica all'interno della vetrina di questa galleria d'arte, immortala le facce buffe che i passanti fanno passandovi davanti. Facce buffe, poichè il quadro esposto in vetrina rappresentava il lato B di una signorina senza vestiti che suscita quindi le più diverse reazioni nei passanti.
Nel complesso una mostra ben fatta e riassuntiva, che mostra i molti spaccati e i vari interessi del lavoro del fotografo, che come tutti i grandi fotografi spesso viene ricordato per foto-icone slegate dal suo lavoro. Ogni fotografo ha un suo percorso, un suo modo di intendere la fotografia e di servirsi di essa, che è necessario conoscere quando ne osserviamo una. Chiaramente questo vale per tutte le forme d'arte e in primis per i pittori, ma ancor più in un mezzo ambiguo come la fotografia.
La mostra si è conclusa il 5 maggio, consiglio vivamente a chi non l'avesse vista di non perdersi una futura mostra di questo fotografo.
